I concittadini più appassionati possono leggere, nei «Cenni statistici sulla provincia di Mondovi» pubblicato nel luglio 1842, come l’allora Intendente descrivesse i 15.921 abitanti (per 3.701 famiglie) in larga parte dedite all’agricoltura, ma anche impiegati nella nascente industria e nel commercio: una città in fermento e ricca di aspettative per il futuro. Se guardiamo ai numeri attuali, nel corso del 2016 le nuove imprese registrate sono state 168 contro le 163 che invece hanno cessato l’attività (+5). Chiamarla ripartenza sarebbe però un azzardo, anche se è un dato sicuramente migliore del 2012, quando le nuove imprese furono 169 contro le 196 (-27) che chiusero, o del 2014 che vide aprire 162 nuove attività contro le 210 (-48) che invece cessarono. Oggi Mondovì deve darsi una identità precisa e, per farlo, è necessario partire da questi dati e provare – tutti insieme – a capire quale sarà la Mondovì del futuro.

Ad esempio, in questi ultimi mesi, si è guardato, scritto e detto molto del turismo come possibile nuovo sbocco occupazionale. Ma la mia sensazione è che la cosa venga liquidata spesso attraverso slogan: serve una nuova cultura…, Mondovì è una città vocata…, Mondovì è bella… Vero, ma per riprendere un vecchio adagio piemontese, il rischio è che Mondovì sia – sì – bella e vocata ma poi finisca come l’altra, la bela Maria, che tuti la voru ma gniun la pia.

I NUMERI

Negli anni Cinquanta quasi un turista su cinque veniva in Italia ed il nostro era il Paese più visitato al mondo. Oggi, da noi arriva solo un turista su 23.
Mondovì è, per fortuna, in controtendenza, ma sembra crescere (e nemmeno molto) solo perché prima non aveva flussi significativi.
è dunque lecito affermare che di turismo si può e si dovrà vivere? Se guardiamo all’impietosa tabella della Camera di Commercio 2016 si direbbe di no.
Sicuramente, però, di turismo si può crescere.
Proprio perché nel passato si è investito poco, oggi godiamo di maggiori margini rispetto ad altre realtà: Mondovì dispone complessivamente di 26 strutture ricettive, con una capacità di 442 letti. Nel nel corso del 2016 ci sono stati 13.826 arrivi e complessivamente 40.217 presenze (la media è quindi stata di 3 giorni di permanenza per ciascun turista).
Nel 2012 c’erano stati 11.969 arrivi  e 36.253 pernottamenti: una crescita è quindi in corso, ma in punta di piedi. Insieme, dobbiamo fare in modo che essa diventi una felice costante.
I numeri dell’occupazione, che ci incoraggiano ad intraprendere questo percorso, provengono dal Centro per l’Impiego cittadino: nel solo 2016 il 36,2% di 754 monregalesi under 25 collocati/ri-collocati ha trovato posto nel settore turistico e nel suo indotto, così come il 46% di 1.131 persone tra i 26 ed i 39 anni, il 44,3% di 660 tra 40 e 49 anni ed il 22,6% di 380 oltre i 49 anni.
Ci vuole, però, buon senso e serietà nel dire che non è tutto oro quello che luccica, ed è per questo che vanno avanzate alcune proposte concrete.

SIAMO UNA BELLA CITTA’
MA NON UNA META (RI)CONOSCIUTA.
COSA DOBBIAMO FARE
PER DIVENIRLO?

Nonostante l’essere una perla del barocco piemontese, l’avere una topografia originale, il disporre di musei belli e particolari, l’essere a due passi da altrettante meraviglie architettoniche, paesaggistiche e gastronomiche, siamo una località turistica di passaggio.
Servirebbe quindi un bagno di realtà e la capacità di uscire dalla semplice rappresentazione “di quello che c’è” per immaginare quello che manca: e tante volte, oggigiorno, non è necessario inventare bensì è sufficiente copiare e migliorare!Provate a digitare su “Google” la parola “Mondovì”, troverete nell’ordine: il sito web istituzionale del Comune, la pagina di Wikipedia, varie previsioni del tempo, la pagina dell’ATL che ne traccia un breve profilo storico, il sito web di Mondovicino… Le proposte turistiche a seguire sono tutte di piattaforme e portali commerciali – in larga parte neppure italiani – o offerte marginali di AirBnb (case vacanza). Se consideriamo che durante l’ultima BIT (Borsa Internazionale del Turismo) è stato presentato uno studio di Yahoo secondo cui lo scorso anno il 91% degli intervistati ha prenotato online un servizio di viaggio e che il web è ritenuto il canale più affidabile per cercare / trovare informazioni sulle località turistiche e sulle strutture ricettive, a supporto dell’offerta turistica di Mondovì è evidente che manca uno strumento fondamentale.Vi colpirà anche la frequenza e la sistematicità con cui gli imprenditori turistici si presentano online come: “situati a Mondovì, a xx km da Cuneo e a yy km da Alba…”.
Mi fa pensare come proprio loro siano i primi a non avere una visione della città quale meta autonoma, ma subordinata al maggior interesse di altri luoghi: dobbiamo invertire questa tendenza e potremo dire di avercela fatta quando saranno i “colleghi” delle altre città della provincia a dover indicare Mondovì come punto di riferimento.

Ecco le proposte che, se eletto, porterò in Consiglio Comunale:

1) Coordinamento permanente con le Associazioni e  gli operatori di settore per la realizzazione di un piano aperture che consenta al turista di poter pranzare e visitare la città 7 giorni su 7;

2) Realizzazione di una piattaforma turistica web di adeguato livello che riassuma l’offerta della città, in ogni suo forma ed in ogni suo evento. Mondovì è un “brand” che va promosso in quanto tale;

3) Convocazione di un tavolo permanente del “Turismo Monregalese” attraverso il quale il nostro Comune e tutti quelli del Monregalese, con pari dignità, possano intraprendere un percorso di promozione e di valorizzazione turistico-territoriale.

Saranno i primi passi di un lavoro che, purtroppo, fino ad oggi non è decollato. Certamente, la prossima Amministrazione non potrà limitarsi alla seppur meritoria opera di organizzazione di singoli eventi, che hanno il pregio di renderci protagonisti per un week end ma non è quello di far divenire la vocazione turistica il nostro biglietto da visita. Sin qui ci si è limitati al minimo sindacale: è un dato di fatto.

Il ruolo della nuova Amministrazione dovrà essere, invece, quello di spingersi oltre: saper produrre idee, aiutare l’analisi e promuovere l’intelligenza collaborativa, ovvero avere la capacità di sviluppare relazioni strategiche e scambiare informazioni utili con il privato. Anzi interagire ed arrivare a creare appositi enti a capitale misto: badando come prima cosa a non farlo diventare un carrozzone anziché uno strumento.
La prossima legislatura cittadina dovrà guidare la cosiddetta sfida alla trasformazione del tessuto economico della città e, in questo caso, a prendere un comparto – quello turistico –  sin qui marginale per portarlo ai livelli cui può ambire. Senza pensare di stravolgere l’economia cittadina, ma per consentirle di trarne il massimo beneficio.