INTERNET A MONDOVI’ VA COSI’

Sollecitato da alcuni concittadini, ad inizio maggio avevo aperto un sondaggio-inchiesta sullo stato di internet in città e nelle frazioni.

Ben 607 persone ne hanno visitato la pagina e tra loro 493 hanno risposto alle domande. Un numero che da solo lascia intuire come l’argomento interessi concretamente.
A rispondere, ovviamente, sono stati per la maggior parte gli insoddisfatti, coloro per i quali il servizio è in realtà un disservizio.
Le percentuali molto alte di lamentele non sono quindi state valutate come un dato assoluto, bensì come l’indicatore di un sentimento diffuso.
Infatti, il 60% dei cittadini ha affermato di considerare mediocre la propria connessione ad internet e un ulteriore 28,6% appena sufficiente. Numeri che spiegano bene come – fuori da aree molto circoscritte della città – le promesse commerciali di portare banda larga e ultralarga vengano percepite come non mantenute.

LA SITUAZIONE:
UNA CITTA’ A DIFFERENTI VELOCITA’

I dati raccolti evidenziano una Mondovì a “differenti velocità”. Ed anche un po’ sfortunata, visto che non riesce a rientrare nei vari piani come il “Progetto 1.000 comuni” di Vodafone, nonostante oltre un miliardo di euro investiti in tutto il Paese. Breo e soprattutto Altipiano godono di standard mediamente buoni. Eppure, anche qui le lamentele non mancano. Sono legate a due aspetti tra loro collegati: l’overselling ed i minimi garantiti.
Il primo è una pratica abbastanza diffusa e si basa sulla presunzione che non tutti gli utenti si colleghino contemporaneamente e per tutto il tempo. Porta a ripartire fra costoro, più e più volte, la banda disponibile finendo spesso per eccedere nella vendita della stessa. Peccato però che nella realtà questo uso contemporaneo avvenga più spesso di quel che si è presunto, così che la qualità dei collegamenti decade drasticamente.I cittadini obiettano di aver sottoscritto contratti da 10 o da 20 Mbps e che quelli si attendono di poter usufruire. Il problema, però, è che quei “mega” non sono mai garantiti in modo costante, ma vengono sempre indicati come “fino a…” e spesso – proseguendo nella lettura (del contratto) – si trova immancabilmente la postilla per cui, se “fino a…” rappresenta un massimo, è previsto anche un minimo che – nella migliore delle ipotesi – è molto ma molto più basso e che, con le varie firme apposte durante la sottoscrizione dei contratti (che nessuno legge mai), si accetta.


LE FRAZIONI

Altro discorso riguarda le frazioni. Molti fra i partecipanti al sondaggio sollecitano l’Amministrazione a portare la fibra ottica ovunque.Purtroppo ciò vorrebbe dire scavare per stendere speciali cavi lungo tratte chilometriche. Soluzione ottimale, perché fornirebbe maggiore stabilità alle connessioni. Il costo di cavi e tubazioni sarebbe di per sé minimo e sostenibile, ma non così quelli dei lavori.
Si calcola che esso possa scendere a 35/40 euro al metro per gli scavi e a 50/70mila euro per l’attivazione di cabine adeguate. Si ragiona quindi su di una spesa tra il 150mila ed i 300mila euro per frazione raggiunta (se non mitigata da un tragitto comune). Senza considerare poi che, trattandosi spesso di case sparse – oltre una certa distanza tra abitazione e cabina – il collegamento non sarebbe neppure possibile.
Però un investimento tecnologico richiede di venire ammortizzato in tempi brevi e per rendere commercialmente appetibile un siffatto impegno occorrerebbero grossomodo tra i 200 ed i 400 abbonati a fronte di ogni nuova cabina attivata. Ecco arrivare il problema principale: tutti quanti sopravvalutiamo la capacità/volontà di spesa per internet da parte delle persone. Un esempio ci viene da comuni più piccoli della Granda, che di una media frazione hanno le dimensioni e la dispersione territoriale. Ebbene, è statistica che in questi comuni gli abbonati connessi in modo tradizionale siano poche decine.
Se Telecom nemmeno ha partecipato alla gare per la realizzazione delle infrastrutture per portare la banda ultralarga in aree a “fallimento di mercato”, figuriamoci quale interesse nutra in generale per le “zone bianche”.Come detto, più larga è la banda e più costa. Più costa e meno gente è disposta ad acquistarla. Un conto è desiderarlo, altro è essere pronti a pagarne il giusto prezzo. E altro ancora è essere abbastanza per rappresentare numeri commerciali interessanti.
Lo dimostra una recente indagine fatta da Telecom Italia per valutare la possibilità di estendere la rete ADSL tradizionale (quella su filo di rame) a Gratteria: coloro i quali avrebbero dichiarato di esservi interessati parrebbero essere stati 18. Evidentemente troppo pochi per prendere in considerazione la cosa.

INTERVENIRE PER COMPENSARE NUMERI INADEGUATI

Proprio questo è l’ambito in cui il “pubblico” può intervenire per bilanciare quanto il “privato” non può dare; purché entro una forbice economica ragionevole.
I cittadini hanno suggerito attraverso il sondaggio che debba essere il Comune ad intervenire sulla “differenza” per cancellare il divario digitale tra chi usufruisce di servizi di qualità e chi no e la cosa è legittima: bisogna però intendersi sul metodo. Le frazioni sono tante e alcune veramente lontane, oltre che sparpagliate lungo differenti direttrici. Questa “differenza”, moltiplicata, vale centinaia di migliaia di euro e, a fronte di pochi utenti interessati, diventa insostenibile per qualsiasi amministrazione pubblica.

COSA FARE?
QUELLO CHE CI CHIEDONO I CITTADINI

La banda larga non viaggia solo su cavo in rame o fibra, ma anche “per aria” cioè attraverso ponti radio per mezzo dei quali può venire portata quasi ovunque: basta un’antenna. Alcune frazioni o località sono già ben servite, altre lo sono meno o niente affatto ed è lì che occorre intervenire. Quindi…

Ecco le proposte che, se eletto, porterò in Consiglio Comunale:

  1. il Comune, seguendo l’iter istituzionale, potrà decidere di intervenire per sostenere i costi aggiuntivi non garantiti dal mercato per l’installazione di ponti radio. Con una spesa di molto inferiore a quella per i cablaggi e quindi la possibilità di agevolare un maggior numero di persone attraverso i risparmi.
    10 / 15 Mbps reali potrebbero venire garantiti anche in aree “a fallimento di mercato”. E non solo, visto che questo sistema è applicabile anche in quartieri urbani mal serviti;
  2. lo stesso si dica dove eventualmente la fibra fosse arrivata, ma i gestori non l’abbiano ‘accesa’: al suo termine è possibile posizionare antenne e da lì fornire connettività broadband e recuperare gli investimenti;
  3. il Comune dovrà anche garantire un maggior coordinamento quando autorizza/esegue opere di scavo. Di qualunque natura esse siano, in città e fuori. Ovunque si installi teleriscaldamento, si rifacciano o si impiantino nuove tubature, occorrerà prevedere che ad esse venga abbinata anche la posa di una piccola  tubazione “vuota” (bastano diametri davvero minimi), per consentire il successivo passaggio di cavi e quindi di portare la fibra senza più dover scavare nuovamente.

Alle volte basta buon senso per iniziare a migliorare di molto le cose.
Sono sfide non rinviabili su cui auspico ci sia la massima condivisione, individuando obiettivi molto precisi.